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Scritto da Silvia Zorzella   

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A nord - est di Badia Calavena, da cui dista circa 7 km, la piccola frazione di Sprea si trova a 900 m s.l.m., in una posizione suggestiva e panoramica.

Per descrivere questo piccolissimo paese ricorriamo alla poesia di Aldo Palazzeschi intitolata "Rio Bo":

 

Tre casettine

dai tetti aguzzi,

un verde fraticello,

un esiguo ruscello: Rio Bo

un vigile cipresso,

microscopico paese, è vero,

paese da nulla, ma però...

c'è sempre di sopra una stella,

una grande magnifica stella,

che a un dipresso...

occhieggia con la punta del cipresso

di Rio Bo.

Una stella innamorata?

Chi sa

se nemmeno ce l'ha una grande città.

 

Nel dopoguerra vi risiedevano 450 abitanti, scesi nel 1951 a 420, nel 1954 a 370, nel 1957 se ne contano 308, nonostante ben 44 nati e solo 12 morti, nel 1962 se ne registrano 251; attualmente vi risiedono all'incirca 80 persone.

Gli abitanti di Sprea, come quelli della vicina Giazza, discendono dai pastori bavaresi che nel secolo XIII emigrarono nella montagna veronese per fare i carbonai e qui vi si insediarono.

Vasto è l'ambito territoriale in cui sono disseminate le contrade che gravitano intorno alla frazione e che risultano collegate tra loro da una fitta rete di sentieri, che si snodano seguendo ancora gli antichi tracciati.

Ad esempio il "sentiero n. 1" è molto conosciuto, perché viene praticato dai numerosi "pellegrini" che giungono a Sprea da Badia Calavena e dalle altre zone limitrofe in occasione dell'"Avoto", antica e suggestiva celebrazione religiosa in onore del patrono S.Rocco, che si tiene l'ultima domenica di luglio all'aperto, sul monte Castèche e che si perpetua dal 1630 quando la popolazione fu colpita dalla peste citata anche dal Manzoni nei "Promessi sposi".

 

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Una bellezza naturalistica particolare la si può scoprire percorrendo un sentiero ad ovest dell'abitato, nelle vicinanze della località Dossi, che conduce a un suggestivo fenomeno carsistico, che si apre nei calcari bronzini del Dogger, al di sopra di un'imponente bastionata, delimitante la Valle di Tanara. L'abisso, che si apre a quota 785 m s.l.m. è servito, durante l'ultimo conflitto mondiale, come nascondiglio per i partigiani e conserva il segreto di una tragedia.
Infatti, gli abitanti di Sprea si tramandano la storia-leggenda di due giovani che, osteggiati nel loro amore da tutti, avrebbero deciso di togliersi la vita, precipitandosi strettamente abbracciati nel fondo del baratro, denominato degli "Amanti perduti". La profondità totale è di 20 metri, per quanto non si possa escludere un ulteriore avanzamento.
Ulteriori fenomeni carsici, in particolare splughe, cavità e inghiottitoi, tuttora inesplorati, si trovano nelle immediate vicinanze della pittoresca frazione di Sprea.

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Novembre 2011 09:32