| Chiesa di San Pietro |
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| Scritto da Silvia Zorzella |
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Il primo vero documento scritto sulla storia di tutta la zona e in particolare di Badia è una pietra di fondazione risalente al 1040.
Sulla pietra sono incise le seguenti parole:
+ AN – DNI – MXL
Che significano: Anno del signore 1040
Questa attesta la costruzione, nel 1040, di un monastero da parte del Vescovo di Verona Walterio da Ulma (1037 – 1055), sul Monte di San Pietro (mt. 675). Il complesso edilizio era costituito principalmente dal castello vero e proprio che fu anche, per qualche tempo, residenza estiva dei vescovi di Verona e dalla Chiesetta annessa di San Pietro Apostolo, luogo sacro di coloro che vi abitavano. Divenne dimora di monaci tedeschi dell’Ordine di San Benedetto, e si trasformò nel piccolo monastero così menzionato in un documento di regole di affitto del 1133 e in una Bolla Papale di Eugenio III° del 1145, dove si cita chiaramente il “Monasterium Sancti Petri de Calavena”. L'Abbazia fu detta “della Calavena” perché sorta nel pezzo di vallata detto “Calavena”. Il nome del paese sottostante (attuale capoluogo) deriva da questa “Badia della Calavena”. I niziò così a stabilirsi una piccola ma fiorente comunità di frati che arricchendosi di donazioni e proprietà aumentò di importanza. Durante il rettorato dell’Abate Simeone dal 1178 al 1210, quinto della serie dei venti abati del monastero, divenne una vera e propria potenza tanto che il 10 giugno 1185 il Papa Lucio III°, a quel tempo ospite a Verona, lo volle visitare e consacrò l’altare della Chiesa di San Pietro Apostolo. Allora il monastero contava dodici monaci. Dopo la sua visita il Papa emanò una Bolla (dicembre 1184) con la quale concesse all’Abate Simeone la solenne Dichiarazione che conferiva al monastero tutte le sue proprietà terriere: esse formano più o meno l’attuale territorio del Comune di Badia Calavena, e ne fece uno dei più ricchi e potenti monasteri della regione. Ancora oggi, un sentiero (denominato “Lucio III”) che da Piazza Mercato sale verso Monte San Pietro, una statua lignea raffigurante il Santo e l’iscrizione sulla pietra dell’altare di San Pietro ricordano questo avvenimento storico. Tra il XIV e il XV secolo il monastero di Calavena conobbe un periodo di decadenza e questo favorì la Pieve di Tregnago, situata in posizione più centrale rispetto al vasto dominio benedettino. Nel 1381, sul finire della signoria scaligera, di questo complesso non restava che la Chiesa di San Pietro sul punto più elevato del colle. Del castello invece, a causa delle intemperie naturali (terremoto del 1197) e dell’incuria e abbandono degli uomini, non c’era che l’area del castello, chiamato il “Pian del Monte San Piero”. Il castello non fu più ricostruito. Sulla sommità del colle si salvò la pietra di fondazione del castello che era stava portata dai monaci benedettini nella nuova sede principale dell’Abbazia, dove nel 1728, era ancora visibile sull’entrata della Clausura monastica. In seguito ai disordini rivoluzionari di Francia (1810) finì in possesso di privati cittadini locali. Recuperata dallo storico veronese Carlo Cipolla (1880), fu consegnata ai Civici Musei d’Arte di Verona (1930) che la collocarono (2003) nel lapidario del cortile della Tomba di Giulietta, dove attualmente è esposta. Nel 1424, con Bolla di Papa Martino V, venne nominato Abate il veronese Maffeo Maffei, il quale seppe restituire splendore all’Abbazia. A lui, infatti, si deve la decisione di abbandonare l’antico e cadente edificio di San Pietro per iniziare la costruzione della nuova Abbazia Benedettina, presso la Chiesa Parrocchiale situata alle pendici del colle, attuale Piazza Mercato. La Chiesa di San Pietro, che era sopravvissuta al castello, fondata com’era sulla roccia, non fu più utilizzata dalla comunità dei monaci benedettini, trasferitesi ormai stabilmente presso la Chiesa di San Vito. La Chiesetta, con qualche povero locale adiacente, si ridusse ad un luogo sacro abitato da qualche monaco eremita. Nel 1530 l’edificio appare malandato perché colpito, compreso il campanile, dai fulmini. Raggiungeva quasi i suoi mille anni, quando nel 1891, gravemente lesionata dal terremoto, venne completamente abbattuta e ricostruita.
Si ebbe così una nuova e moderna Chiesa, ingrandita in ampiezza ed in altezza, con una superba torre campanaria orlata di merlature ghibelline (1910).
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Novembre 2011 09:22 |